Facendo un riassunto della bella guida trovata qui, si può dire che
Nikkō (in giapponese: 日光市, Nikkō-shi, letteralmente “luce del sole”) è una delle città storiche più belle del Giappone ed è meta molto popolare tra i turisti che arrivano a Tokyo e che vogliono passare una giornata immersi nel fascino del Giappone feudale.
Una leggenda narra che, oltre 1200 anni fa, il monaco Shodo Shonin, in viaggio verso il monte Nantaisan, fu bloccato nel suo percorso dal fiume Daiya. Egli pregò per avere un ponte e il suo desiderio fu esaudito da un gigante con un abito blu e una collana di teschi attorno al collo. Il dio gli ruggi “Ecco il tuo ponte!” e gettò due serpenti, uno blu e uno verde. Il sacerdote, allora, potè attraversare il fiume sul dorso dei serpenti e, non appena mise piede sull’altra sponda, il dio e i serpenti scomparvero. Proprio in questo punto sorge oggi il rosso Ponte Sacro Shinkyo.
Più avati si trova il complesso dei templi di Tosho-gu, eretto nel 1634 da Tokugawa Iemitsu (1603-1651) per dimostrare agli altri signori feudali (daimyo) la potenza dello shogunato Tokugawa. Tokugawa Ieyasu (1543-1616) fu una figura importantissima per la storia del Giappone. Fu infatti lui a fondare l’antica capitale Edo, l’attuale Tokyo. E fu sempre lui che portò la famiglia Tokugawa al potere, dando origine all’omonimo periodo storico. Era l’epoca dei valorosi samurai, che durò per ben due secoli e mezzo fino alla loro decadenza nel 1868. Nel corso della sua vita, Ieyasu arrivò a essere venerato al pari di un dio, e di un gongen (incarnazione del Buddha) dopo la sua morte.
Alla costruzione parteciparono circa 15.000 artigiani provenienti da tutto il Giappone, che lavorarono senza sosta per due anni forgiando quello che forse è il più bel tempio di tutto il Paese.
Vicino all’ingresso del tempio vi è una pagoda di cinque piani, che rappresentano i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, vento e vuoto.
Tra i magnifici edifici decorati, ce n’è uno noto in tutto il mondo, anche se forse in pochi ne conoscono l’origine: si tratta di un bassorilievo rappresentante le famose tre scimmie “non sento, non vedo, non parlo”. Il loro significato è “Non ascoltare il male, non vedere il male, non dire il male” e sono considerati gli spiriti guardiani del tempio.
Proseguendo si passa in mezzo alla Torre del Tamburo (a sinistra) e alla Torre Campanaria (a destra), simboli rispettivamente di nascita e di morte. Si arriva quindi alla porta Yomei Mon, la “porta del sole”, oltre la quale si accede al vero e proprio santuario. La porta Yomei Mon rappresentava il limite antico dei samurai di rango inferiore.
All’interno del santuario si possono venerare, oltre a Tokugawa Ieyasu, anche altri grandi signori della guerra cui fu dedicato il tempio nel 1873.
Poco oltre inizia la scalinata che porta in mezzo alla vegetazione fino alla Torre del Tesoro, dove sono conservate le ceneri di Tokugawa Ieyasu.
Vi è poi un altro tempio molto suggestivo appartenente al nipote di Tokugawa.
Nei paraggi, a pochi minuti di bus, vi sono il lago Chuzen-ji e le cascate Kegon ai piedi della montagna sacra Nantaisan.
La guida completa di Nikko è qui, mentre le mie foto sono su Flickr.