• Anelli nell'io

    “Sospesi a metà tra l’inconcepibile immensità cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, noi esseri umani, più simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono se stessi – vaghi, metaforici, ambigui, e a volte straordinariamente belli.”
    Douglas Hofstadter
  • Caos

    La relatività eliminò l'illusione newtoniana dello spazio e tempo assoluti;
    la teoria quantistica eliminò il sogno newtoniano di un processo di misurazione controllabile;
    il caos elimina la fantasia laplaciana della prevedibilità deterministica.

    Joseph Ford - "What is Chaos, that we should be mindful of it?"
  • Developer

    Il programmatore di computer è un creatore di universi per i quali è il solo legislatore. Non c'è commediografo, regista o imperatore, per quanto potente, che abbia mai esercitato una autorità così assoluta da disporre un palcoscenico o un campo di battaglia e da comandare attori o truppe altrettanto incorruttibilmente obbedienti.
    Joseph Weizenbaum
  • Patience

    Patience is a virtue, Savannah.
    To tolerate delay.
    It implies self-control and forbearance, as opposed to wanting what we want when we want it.
    Something to think about.

    Catherine Weaver - The Sarah Connor Chronicles
  • Computer Science

    La Computer Science riguarda i computer non più di quanto l'astronomia riguarda i telescopi.

    E.W. Dijkstra

L’istinto del linguaggio, di Steven Pinker, è senza dubbio uno dei più completi, stimolanti, e esaurienti saggi che abbia mai letto. Contiene una miriade di citazioni, esempi e curiosità da rimanerne indubbiamente impressionati; nonostante ciò, il filo conduttore è solido e coerente.

Vorrei accennare, in poche righe, qualche curiosità presente tra la moltitudine di argomenti e concetti esposti dall’autore.

Parlando di fandonie antropologiche, nessuna analisi del linguaggio e del pensiero sarebbe completa senza la “grande frode del lessico eschimese”. Contrariamente alla credenza popolare, gli eschimesi non hanno più vocaboli per definire la neve di quanti ne abbiano i parlanti inglesi. Non he hanno quattrocento, com’è stato sostenuto in pubblicazioni, nè duecento, nè cento o quarantotto o nemmeno nove. Un dizionario riduce la cifra a due. Contando generosamente, gli esperti possono arrivare circa dodici, ma con questi parametri anche l’inglese non sarebbe da meno con snow, sleet, slush, blizzard, avalanche, hail, hardpack, powder, flurry dusting per non dire delle raffinate distinzioni degli sciatori.

I verbi inglesi possono rappresentarsi solo in quattro forme: to quack, quacks, quacked, quacking. In italiano e spagnolo ogni verbo ha circa cinquanta forme; nel greco antico circa trecentocinquanta; in turco due milioni! [e segue un esempio in lingua kivunjo appartenente a quelle lingue che “costruiscono un intero enunciato all’interno di una singola parola complessa, il verbo.”]
[…] Sono stato un po’ ingiusto con l’inglese. E’ vero che si tratta di tratta di una lingua decisamente rozza nella morfologia «flessiva», quella cioè che consiste nella modificazione di un vocabolo perchè funzioni nell’enunciato, come flettere il nome con una –s per il plurale o un verbo al tempo passato con –ed. Ma l’inglese ha risultati brillanti nella morfologia «derivativa», dove si crea una nuova parola a partire da una vecchia. Per esempio il suffisso –able converte il significato di un verbo «fare X» nel significato di un aggettivo «capace che X venga fatto a lui». […] Grazie a questi processi, il numero di parole possibili, benchè l’inglese sia povero morfologicamente, è immenso.
[…] Ancor più stupefacente, l’output di una regola morfologica può essere l’input di un altra o di se stessa: si può parlare della unmicrowaveability [non cucinabilità nel forno a microonde] delle patatine o della toothbrush-holder fastener box [la scatola in cui conservare i fermasupposto per spazzolino da denti]. Ciò rende il numero delle possibili parole di una lingua ancor più che immenso; come il numero degli enunciati stessi, è infinito.

La percezione del linguaggio è un altro dei miracoli biologici che costituiscono l’istinto linguistico. […] Ma per servirsi del mezzo del suono, la conversazione ha dovuto superare il problema dell’orecchio che è uno stretto collo di bottiglia delle informazioni. […] Quando un suono  come un click è ripetuto al ritmo di venti volte al secondo od oltre, non lo sentiamo più come una sequenza di suoni separati, ma come un brusio basso. Se possiamo sentire quarantacinque fonemi al secondo, i fonemi non possono essere unità sonore consecutive; ogni istante sonoro deve contenere diversi fonemi impacchettati che il nostro cervello in qualche modo spacchetta. Come risultato, la conversazione è di gran lunga il mezzo più rapido per ricevere informazione nel cervello tramite l’orecchio.

Perchè si dice ping-pong e pitter-patter anzichè pong-ping e patter-pitter? Perchè una cucina è spic and span [tirata a lucido] e non span and spic? E ancora riff-raff, zig-zag, knick-knack, sing-song, ding-dong, King-Kong, flip-flop, tic-tac-toe […] La risposta è che le vocali per le quali la lingua è in alto e nella parte anteriore del palato vengano sempre prima delle vocali per le quali la lingua è in basso e nella parte posteriore. Nessuno sa perchè sono allineatè in questo ordine, ma sembra essere una specie di sillogismo a partire da altre due stranezze.
La prima è che le parole che connotano «me» quando io sono qui e ora tendono ad avere vocali in posizione più alta e anteriore di quelle che connotano la distanza da «me»: me contro you, here contro there, this contro that.
La seconda è che le parole che connotano me-qui-e-ora tendono a venire prima di parole che connotano una distanza letterale o metaforica da «me»: here and there [quà e là] e non there and here, this and that [questo e quello] e non that and this, e così father and son, man and machine, friend or foe [amico o nemico], la partita Harvard-Yale (tra gli studenti di Harvard), Yale-Harvard (tra gli studenti di Yale), Serbo-Croatian (tra i serbi), Croat-Serbian (tra i croati).

I parser dei calcolatori sono troppo meticolosi. Essi trovano ambiguità che sono certamente legittime, dal punto di vista della grammatica della lingua, ma che nessuna persona sana troverebbe. Uno dei primi parser al calolatore, messo a punto a Harvard negli anni Sessanta, fornì un esempio famoso. L’enunciato «Time flies like a narrow» [Il tempo vola come una freccia] è sicuramente non ambiguo. Ma, con sorpresa dei programmatori, l’acuto calcolatore scopri che aveva cinque alberi differenti:

  • Il tempo procede veloce come una freccia
  • Misurate la velocità [to time: prendere il tempo] delle mosche [flies] allo stesso modo in cui [like] misurate la velocità di una freccia
  • Misurate la velocità delle mosche allo stesso modo in cui una freccia misura la velocità delle mosche
  • Misurate la velocità delle mosche che assomigliano a una freccia
  • Le mosche di un tipo particolare, le time-flies, amano [like] una freccia

La scoperta è stata riassunta nell’aforisma «time flies like an arrow; fruit flies like a banana»

[…] Come mai nel fare l’analisi di un enunciato si arriva subito alla soluzione più sensata, senza perdersi tra tutte le alternative grammaticalmente legittime ma bizzarre? Ci sono due possibilità. Una è che il nostro cervello è come il parser di un calcolatore, che elabora in background decine di frammenti di albero inutilizzabili, così che quelli improbabili sono in qualche modo scartati prima di raggiungere la conscienza. L’altra è che il parser umano di volta in volta tiri ad indovinare l’alternativa che gli sembra più probabile, e poi vada avanti fin dove riesce servendosi di quella sola interpretazione.

Poco prima di compiere un anno, i bambini cominciano a comprendere le parole, e intorno al primo compleanno cominciano a produrle.
[…] A circa diciotto mesi, il linguaggio decolla e prosegue al ritmo minimo di una nuova parola ogni due ore: un ritmo che continuerà per tutta l’adolescenza. E inizia la sintassi, con stringhe della lunghezza minima consentita: due parole. […] questi microenunciati riflettono già il fatto che il linguaggio è stato acquisito: nel novantacinque per cento di essi, le parole sono nel giusto ordine.
[…] Se si accetta una divisione dello sviluppo linguistico in stati alquanto arbitrarti come Balbettio sillabico, Balbettio chiacchierato, Frasi di una parola, Sequenza di due parole, lo stadio successivo dovrebbe essere chiamato Senza freni. Tra la fine dei due anni e i tre anni e mezzo il linguaggio dei bambini esplode in una conversazione grammaticale fluente, con un processo così rapido da sommergere i ricercatori che lo studiano, e nessuno è riuscito a descrivere la sequenza esatta. […] Durante questo periodo di «esplosione» succedono molte cose. Gli enunciati dei bambini diventano non solo più lunghi, ma più complessi, con alberi più lunghi e più folti, perchè i bambini sanno inserire un componente nell’altro. […] Fiorisce un’enorme varietà di enunciati: domande, con parole come chi, cosa e dove, proposizioni relative, comparative, negazioni, complementi, congiunzioni e costruzioni passive.

Mi fermo qui anche perchè mi rendo conto che, riportando queste citazioni fuori dal proprio contesto, sembrino più curiosità fine a se stesse che interessanti aneddoti necessari per appassionare il lettore e sostenere la narrazione. Di certo non era possibile riportare un intero pensiero di decine di paragrafi, o l’avvallamento o confutazione di qualche tesi più complessa.

All’inizio di questo libro mi sono domandato perchè dovreste credere che esiste un istinto del linguaggio. Adesso che ho fatto del mio meglio per convincervi della sua esistenza, è ora di domandarmi perchè la cosa dovrebbe interessarvi. Possedere un linguaggio è ovviamente uno degli aspetti dell’essere umani, quindi è naturale che desti curiosità. Il linguaggio suscita qualcosa di più della curiosità: è una vera e propria passione. La ragione è ovvia. Il linguaggio è la parte più accessibile della mente. Tutti vogliamo sapere che cos’è il linguaggio perchè speriamo che questa conoscenza porti alla comprensione della natura umana.


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