L’annuncio di Google di non voler più sottostare al volere del potere cinese è una notizia che passerà alla storia.
These attacks and the surveillance they have uncovered--combined with the attempts over the past year to further limit free speech on the web--have led us to conclude that we should review the feasibility of our business operations in China. We have decided we are no longer willing to continue censoring our results on Google.cn, and so over the next few weeks we will be discussing with the Chinese government the basis on which we could operate an unfiltered search engine within the law, if at all. We recognize that this may well mean having to shut down Google.cn, and potentially our offices in China.
The decision to review our business operations in China has been incredibly hard, and we know that it will have potentially far-reaching consequences. We want to make clear that this move was driven by our executives in the United States, without the knowledge or involvement of our employees in China who have worked incredibly hard to make Google.cn the success it is today. We are committed to working responsibly to resolve the very difficult issues raised.
Il motivo ufficiale sembra più che altro l’occasione adatta per abbandonare la ricca ma immorale via della censura, e cogliere la storica occasione di rendersi paladini della libertà di espressione, della democrazia e della riservatezza delle informazioni.
Sotto questa bandiera Google può davvero ottenere un appoggio incondizionato per una scelta dura ma onorevole.
Per la prima volta nella storia un’impresa privata di un paese straniero può farsi carico della liberazione culturale di un paese che è palesemente censurato, come d’altra parte orgogliosamente ammette la stessa Cina.
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| Jingjing and Chacha are the cartoon mascots of the Internet Surveillance Division of the Public Security Bureau in Shenzhen, China. |
La scelta di Google mostra chiaramente come la rete sia prepotentemente uno strumento trasversale rispetto alle divisioni politiche, che si pone al centro della lotta per la libertà, grazie alla diffusione delle informazioni in maniera incontrollabile, incensurabile, libera e trasparente; il mezzo in assoluto più potente nelle mani dell’umanità.
Non riesco a non pensare a “Internet for Peace” il progetto lanciato poche settimane fa da Wired.it che si propone di candidare Internet come Premio Nobel per la Pace 2010, iniziativa per la quale è possibile firmare la petizione.
Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza. Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l'odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l'ultimo esempio di come Internet possa divenire un'arma di speranza globale.
Riccardo Luna – Direttore di Wired Italia
Il progetto di Riccardo Luna ha già conquistato illustri ambasciatori, tra cui:
Internet può essere usata anche per favorire guerre e terrorismo, come dimostra l'opera di proselitismo dei talebani. Ma il passaparola della sollevazione di Teheran - che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all'ora - è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso - prosegue la Ebadi - che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l'ordine costituito
Shirin Ebadi, prima iraniana musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003
Se il Web vincesse Il Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell'interesse dell'umanità intera
Umberto Veronesi
Internet - prosegue Chris Anderson - ha ora raggiunto un livello superiore; è riuscito ad aver la meglio perfino sui media moguls permettendo a tutti di collegarsi direttamente. Così facendo, ha fatto emergere una riflessione profonda sulla specie umana. La gente vuole la pace e se ne ha la possibilità, lavorerà incessantemente per averla. In poche parole, non c'è partita fra un account su Twitter e un fucile AK-47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada
Chris Anderson, Direttore di Wired USA
Nella redazione inglese di Wired, siamo felici di dare il nostro appoggio alla campagna
Internet for Peace. La Rete è la più grande forza trasformativa che abbiamo nella vita moderna, ha dato a tutti noi la possibilità di riprenderci il potere dei governi e delle multinazionali. Il Web ha reso il mondo totalmente trasparente, ora le varie lobby devono fare i conti con Internet se vogliono manipolare e sfruttare sia i cittadini sia i consumatori. Ecco il motivo per il quale è il momento che il Comitato Nobel riconosca l'impatto positivo di Internet nella vita di tutti i giorni
David Rowan, Direttore di Wired Uk
Piace dire che Kennedy fu eletto grazie alla televisione. Se è così, allora Obama è stato eletto grazie a YouTube
Nicholas Negroponte, scienziato, fondatore del Media Lab e del progetto One Laptop Per Child