Detta anche correttezza, irreprensibilità, osservanza, civiltà, educazione, garbo, discrezione, scrupolosità.
Sono sfumature e angolazioni di un concetto semplice, che è tanto vario quanto sfuggente.
E’ corretto pretendere senza dare?
E’ onesto approfittarsi dell’altrui pazienza e buona fede?
Quando deve finire la pazienza dell’onesto? Quando è necessario diventare sfacciati e esigenti come la controparte?
Cercare di interpretare la situazione porta e delineare due possibili scenari.
Uno. La parte disonesta si rende conto di non essere irreprensibile, e mette in scena la farsa composta da giustificazioni improbabili, ragioni esterne, cause di forza maggiore e calamità naturali, in un climax di scene imbarazzanti e pura sfacciataggine. Se l’altra parte per quieto vivere, futilità della questione o semplicemente per galanteria e stile, lascia perdere, allora il disonesto la fa franca. Ma se l’altra parte non crede più da un pezzo alla buonafede del soggetto, non crede alle favole improvvisate o si è totalmente stufato di sentirsi beffato da qualcuno che si sente più furbo di lui, allora è giusto smascherare la cosa senza remore, pentimenti o esitazioni.
Due. La parte disonesta non si rende effettivamente conto del proprio atteggiamento, è realmente poco sensibile al prossimo, è cieca di fronte ai diritti dell’altro, tanto da strillare sempre e comunque nonostante diverse situazioni, spesso nemmeno troppo distanti tra loro, lo pongano dalle due parti opposte della barricata; l’importante è sempre avere ragione. In questo caso se l’altra parte lascia cadere la questione è per semplice compassione e superiorità, perché ogni ipotetico tentativo di ragionare o ottenere un punto d’accordo risulta essere un'utopia fondata sull’esagerata differenza dei due punti di vista.