Tradire la moglie, e non essere scoperti, non significa essere fedeli.
Evadere le tasse, e non essere scoperti, non significa essere onesti.
Effettuare un reato, essere scoperti, ma essere assolti per un cavillo, non significa essere innocenti.
Compiere un reato, indipendentemente dall’essere scoperti o meno, giudicati o meno, non significa essere innocenti.
La colpevolezza non compare magicamente a posteriori, ma contemporaneamente all’atto di eseguire un’azione illecita.
La colpevolezza è intrinseca all’atto in sè.
Nessun tribunale, giudice, prete o giustizia divina potrà giudicare o assolvere un’azione illecita in sè.
Giocare sul filo della legalità non significa essere furbi ma approfittatori.
Essere beccati nel momento di sconfinamento nell’illegalità non significa essere sfortunati. Non significa essere perseguitati. Non significa essere martiri. Significa, semplicemente, essere beccati.
Negare le proprie azioni, sottrarsi alle dovute conseguenze e rastrellare giustificazioni e falsi alibi, è meschino, patetico e penoso.
Credere di sollevarsi dalle proprie colpe strillando e piagnucolando analoghe colpe di avversari o altri soggetti, potrà servire ad ingannare lo stupido, ma in realtà significa affossarsi entrambi nel pozzo della colpevolezza.