"Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento". Così a mezzanotte, ora di Washington, Barack Obama ha salutato lo storico voto della Camera.
Obama ce l'ha fatta su un terreno dove da mezzo secolo tutti i presidenti erano stati sconfitti. Ha affrontato una piaga sociale, che vede l'America molto più indietro degli altri paesi ricchi per la qualità delle cure mediche offerte all'insieme della popolazione.
I primi effetti di questa riforma, in vigore da subito, colpiranno gli abusi più odiosi delle assicurazioni. Sarà vietato alle compagnie assicurative rescindere una polizza quando il paziente si ammala, una pratica fin qui tristemente consueta. Sarà illegale rifiutarsi di assicurare un bambino invocando le sue malattie pre-esistenti.
Diventeranno fuorilegge anche i tetti massimi di spesa, usati dalle assicurazioni per rifiutare i rimborsi oltre un certo ammontare (un costume particolarmente deleterio per i pazienti con patologie gravi che richiedono terapie costose, come il cancro).
Ecco, io ora mi chiedo: ma i contenuti di questa tanto travagliata riforma, erano poi così assurdi? Sembrano di un tale buonsenso, di una tale correttezza che pare davvero incredibile che le cose fino a oggi fossero così capitalisticamente malate.
La questione che mi risulta più difficile da comprendere è come sia possibile per un elettore repubblicano giustificare la presa di posizione dei propri candidati, e giustificare, se non addirittura avvallare, le pratiche delinquenti delle lobby sanitarie che basano immensi profitti sulla sofferenza della gente. Premesso che che il populismo repubblicano ha fatto leva sullo spettro di un “socialismo medico di tipo cubano”, argomento che appare tanto ottuso quanto chi lo ha proposto, non riesco comunque a giustificare l’atteggiamento oggettivamente immorale nascosto dietro a un interesse meramente egoistico, economico e personale.
Come può la ricchezza rendere una persona disonesta fino a questo punto? Come può annebbiare la vista in questo modo? Se la propria ricchezza personale è in grado di mantenere uno stile di vita che si può permettere solo la fascia più alta della popolazione, quindi una o più abitazioni, nessun problema economico, vizi e servizi a volontà, perché si rende necessario questo attaccamento ancor più malato al denaro, al possedere? Al possedere cosa poi? Forse per ottenere ancora qualcosina in più? Una piscina più grande? Una macchina più grossa?
E’ un problema psicologico? E’ l’insicurezza recondita che rende quell’individuo talmente insicuro di sé da dover dimostrare, in primis agli altri per poi dimostrare a se stesso, di essere qualcuno? Da dove nasce questa avidità ingiustificata?