• Anelli nell'io

    “Sospesi a metà tra l’inconcepibile immensità cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, noi esseri umani, più simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono se stessi – vaghi, metaforici, ambigui, e a volte straordinariamente belli.”
    Douglas Hofstadter
  • Caos

    La relatività eliminò l'illusione newtoniana dello spazio e tempo assoluti;
    la teoria quantistica eliminò il sogno newtoniano di un processo di misurazione controllabile;
    il caos elimina la fantasia laplaciana della prevedibilità deterministica.

    Joseph Ford - "What is Chaos, that we should be mindful of it?"
  • Developer

    Il programmatore di computer è un creatore di universi per i quali è il solo legislatore. Non c'è commediografo, regista o imperatore, per quanto potente, che abbia mai esercitato una autorità così assoluta da disporre un palcoscenico o un campo di battaglia e da comandare attori o truppe altrettanto incorruttibilmente obbedienti.
    Joseph Weizenbaum
  • Patience

    Patience is a virtue, Savannah.
    To tolerate delay.
    It implies self-control and forbearance, as opposed to wanting what we want when we want it.
    Something to think about.

    Catherine Weaver - The Sarah Connor Chronicles
  • Computer Science

    La Computer Science riguarda i computer non più di quanto l'astronomia riguarda i telescopi.

    E.W. Dijkstra
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Sospesi a metà tra l’inconcepibile immensità cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, noi esseri umani, più simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono se stessi – vaghi, metaforici, ambigui, e a volte straordinariamente belli.

Douglas Hofstadter

Dalla copertina:

Nel 1979, un giovane esperto di intelligenza artificiale sorprese il mondo con un libro di enorme mole, labirintico, geniale e di immenso successo. Il libro era “Gödel, Escher e Bach” e il suo autore Douglas Hofstadter. Attraverso logica matematica, musica, paradossi grafici e linguistici, Hofstadter cercava di dare sostanza a un’intuizione che sembrava scandalosa: la mente umana potrebbe non essere altro che un computer, i neuroni dei semplici chip, l’intelligenza mera capacità di eseguire i programmi scritti nel cervello. A quasi trent'anni di distanza, molte cose sono cambiate: i computer non occupano più gli scantinati delle università ma sono in tutte le case e in tutte le tasche, e gli studi sul cervello hanno raggiunto un grado di raffinatezza quasi inimmaginabile. Eppure, resta intatto l'ultimo mistero: dove si trova e come è fatta l’anima? Cos’è che chiamiamo “io” quando parliamo con noi stessi? Cosa resta di noi (se resta qualcosa) dopo la nostra morte fisica? Nel libro di Hofstadter troviamo tutta la sua abilità di divulgatore, capace di spaziare dalla letteratura all’informatica, dai giochi di parole ai dibattiti più attuali della filosofia, dagli esempi più curiosi agli esperimenti mentali più originali e vividi.

Un commento che mi è piaciuto molto:

Lessi Godel, Escher, Bach, Un’eterna ghirlanda brillante, il lavoro che ha reso celebre Hofstadter, un paio d’anni fa in lunghe e fantastiche sessioni sulla poltrona davanti al camino, arricchendo l'esperienza con scorpacciate di noci e sorsi di tè caldo. Qualche volta – nelle pagine a più ampio respiro – mi concedevo un mezzo bicchiere di vino. Come ho già scritto in attimi di folle esaltazione, la lettura di quell’opera d’arte provocò in me più di uno scompenso, più di un fremito. Essa rappresentava da un lato una sfida difficile e, dall’altro, un avventuroso, pericoloso, eccitante viaggio nei meandri dell'essere umani. Parlava in maniera originale e lucida, veicolando concetti assai complessi, di un sacco di cose che mi frullavano in testa fin da bambino (come penso succeda un po’ a tutti). Lanciava mille spunti, deviava centinaia di volte: eppure – è ciò che voleva – sapeva come tornare sempre ad una solida base di coerenza. Dopo due anni mi sento di dire che GEB mi ha dato, forse, più di ogni altro libro. Sento che mi ha portato da qualche altra parte. Sento che mi ha donato un punto di vista più ampio. E no, qui non si parla di robaccia mistica.

“Non è la materia, è il movimento”

Circa trent’anni dopo, Douglas Hofstadter torna a scrivere sui temi di GEB in I am a strange loop (Anelli nell’io). Riaffronta il nocciolo della questione (l’io come loop o strano anello) soprattutto nella prima parte, un tantino ridondante e priva del brio multidisciplinare di GEB, ma lo stesso interessantissima. Poi lo espande in molteplici direzioni nella seconda metà del libro, più rigogliosa e sconvolgente.

No, Anelli nell’io non è effervescente e piacevolmente caotico come il suo noto predecessore, se me lo chiedete. Hofstadter evita infatti di indugiare eccessivamente su passaggi logico-matematici (anche se è presente un articolatissimo resoconto di come Godel abbia messo in crisi i Principia Mathematica di Russell e Whitehead) e cerca di spiegare cos’ha in testa (letteralmente) con maggior ordine, sforzandosi di utilizzare semplicità di linguaggio e metafore rivelatrici – ma senza che i concetti stessi smarriscano la loro intrinseca complessità. La parola d'ordine è una sola: CHIAREZZA. E il risultato finale è, a scanso di equivoci, illuminante, intrigante, spiazzante, splendido. Anelli nell’io è un'altra grande esperienza. Altra roba spettacolare.

Non c’è il tempo di scendere nel dettaglio. Qui non si tratta di sintetizzare una trama. E nemmeno un’idea. Non c’è il tempo di enumerare tutte le riflessioni che un lavoro di questa portata ti spinge a fare. Non si possono raccontare tutte le risate. Non ci si può soffermare troppo sui passaggi malinconici, né sulle reazioni a essi. C’è solo la voglia di suggerire (di urlare!) di leggerlo. Tutto qui. Leggerlo, e farsi trascinare oltre i confini dell'intuitivo e del senso comune, nel bel mezzo del mistero dell'esistenza. Esplorare il buio, cavalcare il loop. Leggerlo, e farsi commuovere di fronte a certi passaggi autobiografici e al modo in cui vengono raccontati e spiegati. Leggerlo – e ci vuole un certo coraggio – e prendere atto dell’illusione. Leggerlo, insomma, leggerlo: i “porca puttana” nei momenti salienti si sprecheranno. O, almeno, con me è andata così.

di I_AM_I


Categorie: Libri
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