In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un «mal bianco» che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato, «scoprono su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l'indifferenza». Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza di accenti la notte dell'etica in cui siamo sprofondati. E, paradossalmente, è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere.
In questa opera, come in altre opere di Saramago, viene utilizzato uno stile che prevede l'assenza di nomi propri per i personaggi, identificati tramite espressioni impersonali (come la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda e il ragazzino strabico, e così via). I dialoghi non sono introdotti dai due punti, né vengono utilizzate le virgolette. I dialoghi vedono le frasi dei vari partecipanti separate da una virgola, seguita da una parola che inizia con una lettera maiuscola.
« Il medico gli domandò, Non le era mai accaduto prima, voglio dire, la stessa cosa di adesso, o qualcosa di simile, Mai , dottore, io non porto neanche gli occhiali »
(Un esempio di come si svolgono i dialoghi nell'opera)
Il tema fondamentale del romanzo è quello dell'indifferenza, che esplode con il dilagare della cecità, ma che era già presente prima degli avvenimenti in questione.
« Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono »
(La moglie del medico)
Wikipedia
Ci sono decine di citazioni curiose e interessanti che è quasi un peccato pubblicarle tutte insieme.
Abbiamo detto "Bene" e stavamo morendo. Ciò che normalmente si suole definire come prendere il coraggio a quattro mani, un fenomeno che solo nella specie umana è stato osservato.
Siamo talmente lontani dal mondo che fra poco cominceremo a non saper più chi siamo, neanche abbiamo pensato a dirci come ci chiamiamo, e a che scopo, a cosa ci sarebbero serviti i nomi, nessun cane ne riconosce un altro, o si fa riconoscere, dal nome che gli hanno imposto, è dall'odore che identifica o si fa identificare, noi qui siamo come un'altra razza di cani, ci conosciamo dal modo di abbaiare, di parlare, il resto, lineamenti, colore degli occhi, della pelle, dei capelli, non conta, è come se non esistesse.
Se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o per chiedere perdono. D'altro canto c'è chi dice sia questa l'immortalità di cui tanto si parla.
Davanti alla morte, quel che ci si aspetta dalla natura è che i rancori perdano forza e veleno, certo, è vero, si dice anche che odio vecchio no si consuma, e prove non ne mancano nella letteratura e nella vita.
Se la salute è poca tanto vale non averne, e se c'è da morire, meglio farlo alla svelta.
Poche parole pronunciate a tempo sono sempre state in grado di risolvere difficoltà che un discorso profuso non farebbe altro che aggravare.
Chi si alza presto per piacere o chi ha dovuto alzarsi presto per necessità, mal tollera che altri, in sua presenza, continuino a dormire della grossa.
Abbiamo tutti i nostri momenti di debolezza, per fortuna siamo ancora capaci di piangere, il piano spesse volte è una salvezza, ci sono circostanze in cui moriremmo se non piangessimo.
Per poter arrivare dove si vuole, tutto dipende da dove ci si trova.
E' nelle avversità, sia le provate sia le prevedibili, che si riconoscono gli amici.
Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali.
Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità.
Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo le sue necessità.
Le apparenze ingannano, e non è certo dall'aspetto del visto e dalla prontezza del corpo che si conosce la forza del cuore.
In certe occasioni le parole non servono a niente, magari potessi piangere anch'io, dire tutto con le lacrime, non dover parlare per essere intesa.
Il grave errore del cieco della contabilità è l'aver pensato che bastasse impossessarsi della pistola per avere in tasca anche il potere, ebbene il risultato è stato esattamente il contrario, ogni volta che fa fuoco il colpo gli esce dalla culatta, in altre parole, ogni pallottola sparata è una frazione di autorità che perde, stiamo a vedere cosa accadrà quando le munizioni gli finiranno tutte. Così come l'abito non fa il monaco, anche lo scettro non fa il re, è una verità che è meglio non dimenticare.
Si fa fatica a dimenticare le vecchie abitudini, anche quando arriva un momento in cui credevamo di averle ormai del tutto perdute.
Gli animali sono come le persone, finiscono per abituarsi a tutto.
Non piangere, quali altre parole di possono dire, che senso hanno le lacrime quando il mondo ha perduto ogni senso.
Penso che siamo già morti, siamo ciechi perchè siamo morti, oppure, se preferisci che te lo dica diversamente, siamo morti perchè siamo ciechi.
Non ha trovato risposta, le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie, come del resto succede spesse volte che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l'unica risposta possibile.
La lucerna, per la prima volta da quanto era stata costruita sarebbe stata utile, all'inizio non sembrava sarebbe stato questo il suo destino, ma nessuno di noi, lucerne, cani o esseri umani, sa, all'inizio, tutto quello per cui è venuto al mondo.
Il primo cieco cercò la mano della moglie e la strinse, un gesto da cui si può osservare quanto il risposo del corpo possa contribuire all'armonia degli spiriti.
E' ancora carina? Un tempo lo era di più. Capita a tutti, lo eravamo sempre un po' di più. Tu, mai come adesso, disse la moglie del primo cieco. Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sempre non sappiano dove vogliono andare, e all'improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all'improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un'armatura, si dice, La moglie del medico ha i nervi d'acciaio e poi, in definitiva, la moglie del medico si scioglie in lacrime per via di un pronome personale, di un avverbio, di un verbo, di un aggettivo, mere categorie grammaticali, mere designazioni, come del pari lo sono le restanti due donne, le altre, pronomi indefiniti, anch'essi piangenti, che abbracciano quella frase completa, tre grazie nude sotto la pioggia.
I detti, se vogliono continuare ad esprimere la stessa cosa perchè bisogna continuare ad esprimerla, devono adattarsi ai tempi.
Serba ciò che non serve, troverai ciò che è necessario.
Non capita solo in natura che a volte non tutto vada perduto e di qualcosa si approfitti.
Tanto ci pesa l'idea di dover morire che cerchiamo sempre di trovare delle scuse per i morti.
Accontentarsi di quanto si possiede è la cosa più naturale quando si è ciechi.
L'organizzarsi è già, in un certo qual modo, cominciare ad avere occhi.
E' una vecchia abitudine dell'umanità passare accanto ai morti e non vederli.
Il difficile non è vivere con gli altri, il difficile è comprenderli.
Se in questo momento sono sincera, cosa importa se un domani dovrò pentirmene.
Non c'è niente di meglio che una solida speranza per far cambiare opinione.
Sentiamo più nostro quanto ci si è offerto spontaneamente che non quello che abbiamo dovuto conquistare.