Vi sono giorni in cui sono ossessionato da un sentimento più tetro della più nera malinconia: il disprezzo per gli uomini. E per non lasciare alcun dubbio su ciò che disprezzo e su chi disprezzo, dirò che si tratta dell'uomo di oggi, del quale sono fatalmente contemporaneo. L'uomo di oggi: soffoco a causa del suo alito impuro… Come ogni uomo di cultura, nei riguardi del passato io sono assai tollerante, ossia mi controllo generosamente: attraverso millenni di un mondo di pazzi, con tetra circospezione, si chiami esso «cristianesimo», «fede cristiana», «Chiesa cristiana», mi guardo dall'attribuire al genere umano la responsabilità delle sue malattie mentali. Ma il mio sentimento d'un tratto cambia e prorompe, non appena m'addentro nell'età moderna, nella nostra epoca. Il nostro tempo è un tempo che sa… Ciò che un tempo era soltanto malato oggi è diventato indecente, essere cristiani oggi è indecente. Ed è qui che ha inizio il mio disgusto. Mi guardo attorno: non una parola è rimasta di ciò che un tempo si chiamava «verità», non sopportiamo neppure più che un sacerdote pronunci la parola «verità». Sia pure secondo le più modeste esigenze di rettitudine, oggi bisogna sapere che un teologo, un sacerdote o un papa, a ogni frase che pronuncia non è solo in errore, ma mente; che non è più libero di mentire «innocentemente», per «ignoranza». Il sacerdote sa come chiunque altro che non v'è più né «Dio», né «peccatore», né «Redentore»; che il «libero arbitrio» e l'«ordine morale del mondo» sono menzogne; la serietà e la radicale vittoria spirituale su di sé non permettono più ad alcuno di essere ignorante su questo aspetto… Tutti i concetti della Chiesa sono riconosciuti per quello che sono: le più perfide falsificazioni che esistano, allo scopo di svalutare la natura e i valori naturali: il sacerdote stesso è riconosciuto per quello che è: la specie più pericolosa di parassita, il vero ragno velenoso della vita… Sappiamo, la nostra coscienza lo sa, quanto valgano oggi e a che servivano queste sinistre invenzioni dei sacerdoti e della Chiesa, con le quali è stato raggiunto quello stato di autoprofanazione dell'umanità, la cui vista può suscitare disgusto: I concetti di «aldilà», «giudizio finale», «immortalità dell'anima», di «anima» stessa, sono strumenti di tortura, sistemi di crudeltà di cui si servirono i sacerdoti per diventare e rimanere padroni… Lo sanno tutti: eppure tutto rimane immutato. Dove è dunque andato a finire l'ultimo senso di decoro e di rispetto di sé, quando persino i nostri uomini di stato, un razza di uomini assai spregiudicata, di fatto completamente anticristiani, si definiscono ancora oggi cristiani e prendono parte all'eucaristia?… Un giovane principe alla testa dei suoi reggimenti, magnifica espressione dell'egoismo e dell'orgoglio del suo popolo, ma che senza alcuna vergogna si professa cristiano!… Chi nega dunque questo cristianesimo? Che cosa è per esso il «mondo»? L'essere soldato, giudice, patriota; il difendersi; il custodire il proprio onore; il volere il proprio vantaggio; l'essere orgoglioso… Tutta la prassi di ogni momento, di ogni istinto, di ogni valutazione che diventa azione oggi sono anticristiani: che mostro di falsità deve essere l'uomo moderno, che nonostante tutto non si vergogna di chiamarsi ancora cristiano!
L’Anticristo - Friederich Nietzsche