Ora occorre un antesignano, un inventore, un nome proprio come confine a partire dal quale si possa affermare: ecco il primo ateo, colui che afferma l'inesistenza di Dio, il filosofo che lo pensa, lo dice, lo scrive in modo chiaro, netto, senza ornamenti, e senza tanti sottintesi, senza infinita prudenza e interminabili contorsioni. Un ateo radicale, privo di collare, accertato! Anzi fiero. Un uomo la cui professione di fede - se così si può dire... - non si deduce, non si suppone, non deriva da ipotesi lambiccate di lettori a caccia di un primo frammento di corpo del reato.
L'uomo giusto sarebbe potuto essere Cristóvao Ferreira, ex gesuita portoghese che abiura sotto tortura in Giappone nel 1614. Nel 1636, l'anno in cui Cartesio lavora al Discorso sul metodo, il sacerdote, la cui fede doveva essere abbastanza deboluccia a giudicare dalla pertinenza degli argomenti che non è possibile gli siano venuti giusto per l'occasione, scrive in effetti La frode svelata, un libricino esplosivo e radicale. In una trentina di pagine soltanto, afferma: che Dio non ha creato il mondo; che, del resto, il mondo non è mai stato creato; che l'anima è mortale; che non esistono né inferno, né paradiso, né predestinazione; che i bambini morti sono indenni dal peccato originale, il quale, in ogni modo, non esiste; che il cristianesimo è un'invenzione; che il decalogo è una sciocchezza impraticabile; che il papa è un personaggio immorale e pericoloso; che il pagamento di messe, le indulgenze, la scomunica, le proibizioni alimentari, la verginità di Maria, i re magi sono tutte scemenze; che la resurrezione è un racconto irragionevole, ridicolo, scandaloso, un inganno; che i sacramenti, la confessione sono sciocchezze; che l'eucarestia è una metafora, il giudizio universale un delirio incredibile.
Cristóvao Ferreira smonta tutte queste invenzioni grossolane. Allora è ateo? No, perché non lo dice mai da nessuna parte, non scrive, non afferma o non pensa che Dio non esiste.
Il miracolo arriverà presto, con un altro prete, l'abate Meslier, finalmente riconoscibile come santo, eroe e martire della causa atea.
Jean Meslier (1664-1729) scrive un voluminoso Testament nel quale concia per le feste la Chiesa, la religione, Gesù, Dio, ma anche l'aristocrazia, la monarchia, l'Ancien Régime, denuncia con una violenza indicibile l'ingiustizia sociale, il pensiero idealista, la morale cristiana del dolore e professa al tempo stesso un comunismo anarchico, un'autentica e inaugurale filosofia materialista e un ateismo edonistico di sorprendente modernità. Per la prima volta nella storia delle idee, un filosofo quando saranno tutti d'accordo? - dedica un'opera alla questione dell'ateismo: lo professa, lo prova, lo dimostra, argomenta, cita, informa delle sue letture, delle sue riflessioni, ma si basa anche sulle sue esperienze di come va il mondo.