Per restare solo al cosiddetto secolo dei Lumi, l'università rimastica sempre il contratto sociale di Rousseau, la tolleranza volterriana, il criticismo kantiano o la separazione dei poteri del pensatore della Brède, le solite solfe, immaginette filosofiche stereotipate.
E niente sull'ateismo di d'Holbach, sulla sua lettura corrosiva e storica dei testi biblici;
niente sulla critica della teocrazia cristiana, della collusione tra Stato e Chiesa, sulla necessità di una separazione delle due istanze;
niente sull'autonomizzazione dell'etica e della religione;
niente sullo smontaggio delle favole cattoliche;
niente sullo studio comparato delle religioni;
niente sulle critiche che Rousseau, Diderot, Voltaire e la cricca deista falsamente illuminata muovono al suo lavoro;
niente sul concetto di teocrazia o sulla possibilità di una morale postcristiana;
niente sull'utilità del potere della scienza per combattere la credenza;
niente sulla genesi fisiologica del pensiero;
niente sulla costitutiva intolleranza del monoteismo cristiano;
niente sulla necessaria sottomissione della politica all'etica;
niente sull'invito a utilizzare una parte dei beni della Chiesa in favore dei poveri;
niente sul femminismo e sulla critica alla misoginia cattolica.
Tutte tesi holbacchiane di sorprendente attualità.