Silenzio su Meslier l'imprecatore (Le Testamenti, 1729), silenzio su d'Holbach il demistificatore (La contagion sacrée, datato 1768), silenzio su Feuerbach il decostruttore (L'essenza del cristianesimo, 1841), terzo grande momento dell'ateismo occidentale, pilastro fondamentale di una ateologia degna di questo nome: Ludwig Feuerbach propone infatti una spiegazione di ciò che dio è.
Egli non si limita a negarne l'esistenza, ma ne seziona la chimera. Non si tratta di dire «Dio non esiste», ma di chiedersi: «Che cosa è questo Dio al quale la maggioranza crede?» e di rispondere: una finzione, una creazione degli uomini, una costruzione che obbedisce a leggi particolari, in questo caso alle leggi della proiezione e dell'ipostasi: gli uomini creano Dio a loro immagine rovesciata. Mortali, finiti, limitati, addolorati per queste costrizioni, gli umani ossessionati dalla completezza inventano una potenza dotata esattamente delle qualità opposte: rivoltano i loro difetti come un guanto e fabbricano le qualità davanti alle quali si inginocchiano e si prosternano.
Sono mortale? Dio è immortale;
sono finito? Dio è infinito;
sono limitato? Dio è illimitato;
non so tutto? Dio è onnisciente;
non posso tutto? Dio è onnipotente;
non sono dotato del talento dell'ubiquità? Dio è onnipresente;
sono creato? Dio è increato;
sono debole? Dio incarna l'Onnipotenza;
sono sulla terra? Dio è in cielo;
sono imperfetto? Dio è perfetto;
sono nulla? Dio è tutto, ecc.
La religione diventa quindi la pratica di alienazione per eccellenza: essa implica la frattura dell'uomo con se stesso e la creazione di un mondo immaginario nel quale la verità si trova legittimata in modo fittizio. La teologia, afferma Feuerbach, è una «patologia psichica», alla quale egli oppone la sua antropologia basata su una specie di «chimica analitica». Non senza humour, egli invita a una «idroterapia pneumatica»: l'utilizzazione dell'acqua fredda della ragione naturale contro i calori e vapori religiosi, in particolare cristiani. Nonostante questo immenso cantiere filosofico, Feuerbach resta un grande dimenticato della storia della filosofia dominante.