• Anelli nell'io

    “Sospesi a metà tra l’inconcepibile immensità cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, noi esseri umani, più simili ad arcobaleni e miraggi che ad architravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono se stessi – vaghi, metaforici, ambigui, e a volte straordinariamente belli.”
    Douglas Hofstadter
  • Caos

    La relatività eliminò l'illusione newtoniana dello spazio e tempo assoluti;
    la teoria quantistica eliminò il sogno newtoniano di un processo di misurazione controllabile;
    il caos elimina la fantasia laplaciana della prevedibilità deterministica.

    Joseph Ford - "What is Chaos, that we should be mindful of it?"
  • Developer

    Il programmatore di computer è un creatore di universi per i quali è il solo legislatore. Non c'è commediografo, regista o imperatore, per quanto potente, che abbia mai esercitato una autorità così assoluta da disporre un palcoscenico o un campo di battaglia e da comandare attori o truppe altrettanto incorruttibilmente obbedienti.
    Joseph Weizenbaum
  • Patience

    Patience is a virtue, Savannah.
    To tolerate delay.
    It implies self-control and forbearance, as opposed to wanting what we want when we want it.
    Something to think about.

    Catherine Weaver - The Sarah Connor Chronicles
  • Computer Science

    La Computer Science riguarda i computer non più di quanto l'astronomia riguarda i telescopi.

    E.W. Dijkstra
la_cura_schopenhauer

"Parerga e paralipomena" offre lezioni su come pensare in modo indipendente, come trattenere scetticismo e razionalità, come evitare emollienti sovrannaturali consolatori, come pensare bene di noi stessi, tenere basse le nostre puntate ed evitare di attaccarci a quello che può essere perduto. Anche se «ognuno deve agire con tutti gli altri nel grande spettacolo di marionette della vita, essendo quasi sempre conscio del filo con il quale […] è messo in movimento», c’è, ciò non di meno, conforto nel mantenere la sublime prospettiva del filosofo secondo la quale, dal punto di vista dell’eternità, nulla realmente importa, tutto passa.

Parerga e paralipomena introduce un tono nuovo. Mentre continua a enfatizzare la sofferenza tragica e dolorosa dell’esistenza, vi aggiunge la dimensione della connettività, ovvero, il fatto che, attraverso la comunione della nostra sofferenza, noi siamo inesorabilmente connessi gli uni agli altri. In un passaggio degno di nota il grande misantropo mette in mostra una visione più conciliante, più indulgente, dei suoi fratelli bipedi.

Nel rivolgersi la parola, sarebbe più giusto dire, invece di monsieur, sir, e così via, «compagno di sofferenze» […]; per quanto possa sonare strano, ciò corrisponde alla sostanza, e mette gli altri nella più giusta luce, ricordandoci la cosa più di tutte necessaria: la tolleranza, la pazienza, il riguardo e l’amore del prossimo, di cui ciascuno ha bisogno e di cui perciò ciascuno è anche debitore.

Poche frasi dopo aggiunge un pensiero che potrebbe servire da paragrafo di apertura a un moderno libro di psicoterapia.

Dobbiamo usare indulgenza per ogni stoltezza, errore, vizio degli uomini, riflettendo che non ci troviamo davanti se non i nostri stessi errori, vizi e follie: infatti, sono gli errori dell’umanità, alla quale anche noi apparteniamo, e della quale quindi portiamo in noi tutti gli errori, dunque anche quelli che ora ci fanno indignare, solo perché non affiorano proprio ora in noi.

Schopenhauer mi ha reso consapevole del fatto che siamo condannati a girare all’infinito sulla ruota della volontà: desideriamo qualcosa, la otteniamo, godiamo di un breve attimo di sazietà, che rapidamente si spegne nella noia che poi, senza fallo, è seguita dal successivo “io voglio”. Non c’è via d’uscita se si pensa di poter placare il desiderio: uno deve saltare completamente fuori dalla ruota. È quello che Schopenhauer ha fatto, ed è quello che ho fatto io».

«Saltare fuori dalla ruota? E che cosa significa?» chiese Pam.

«Significa sottrarsi completamente al volere. Significa accettare totalmente che la nostra natura più intima è uno sforzo implacabile, che questa sofferenza è programmata dentro di noi fin dall’inizio e che noi siamo condannati dalla nostra stessa natura. Significa che dobbiamo prima comprendere l’essenziale non essere di questo mondo di illusione e poi accingerci a trovare una strada per negare la volontà. Dobbiamo tendere, come tutti i grandi artisti devono, a dimorare nel mondo puro delle idee platoniche. Alcuni lo fanno tramite l’arte, altri tramite l’ascetismo religioso. Schopenhauer lo fece evitando il mondo del desiderio, con la comunione con le grandi menti della storia e la contemplazione estetica; suonava il flauto per una o due ore al giorno. Significa che uno deve diventare osservatore oltre che attore. Uno deve riconoscere la forza vitale che esiste in tutta la natura, che si manifesta tramite l’esistenza individuale di ciascuna persona, e che alla fine reclamerà quella forza quando l’individuo non esisterà più in quanto entità fisica.

«Ho seguito attentamente il suo modello: le mie relazioni primarie sono con i grandi pensatori che leggo ogni giorno. Evito di ingombrare la mia mente con la quotidianità, e tutti i giorni mi sottopongo a una pratica contemplativa giocando a scacchi o ascoltando musica: a differenza di Schopenhauer, non sono capace di suonare uno strumento».


Categorie: Citazioni, Libri
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