Surfers Paradise è una Little Miami per lo stile dei viali a più corsie con palme gigantesche, palazzi esageratamente alti e luccicanti, negozi lussuosi, macchine più tamarre che sportive (solo a Miami avevo visto un'altra Hammer Limousine!)
Packpackers in Paradise è davero accogliente e "easy", ma pulito e dotato di tutti i confort. La camera da 14 si è rivelata la scelta migliore per quanto riguarda l'aspetto socializzante, con personaggi divertenti, alla mano e amichevoli.
La vita da backpackers è decisamente entusiasmante, risulta piacevole condividere con decine di persone una cucina con otto fornelli, 30 piatti, e tutto il necessario, due lavandini e un frigo gigante, veder cucinare porcate micidiali liofilizzate e mangiate in piedi oppure veri e propri piatti tipici di chissà dove, come un invitante mix di riso, pollo, avocado e chissà cos'altro visto preparare l'altro giorno.
Noi due cuochi italiani, e per ora decisamente più italiani che cuochi, ci stiamo dando da fare per ottenere, con errori sui nostri stomaci, almeno un patentino di commestibilità, e ci siamo quasi.
Le serate del weekend sono state divertenti e molto affollate, sia nelle strade centrali che nei club, come nelle migliori serate estive delle nostre localtà di divertimento.
Insomma, decisamente una delle località da tenere in considerazione per due settimane di puro sole, musica e attività sociali, una parentesi decisamente occidentale in un'Australia selvaggia e naturalistica.